Il colore nascosto delle cose

Giovedì 2 novembre 21,15colore-nascosto
Sabato 4 novembre 16.30

di  Silvio Soldini
con Valeria Golino, Adriano Giannini

Drammatico (115 min.)
di  Silvio Soldini
con Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna, Laura Adriani, Anna Ferzetti, Andrea Pennacchi, Beniamino Marcone, Mattia Sbragia, Valentina Carnelutti, Roberto De Francesco, Giuseppe Cederna, Rossana Mortara, Italo Amerighi, Angela Ciaburri, Alessandro Minati, Giorgia Ciotola, Laura Nardi, Maria Cristina Mastrangeli, Lorenzo Terenzi, Irene Vannelli, Vito Mancusi, Rita de Donato, Aglaia Mora, Pierpaolo Tesoro, Habubur Rahaman, Alice Ferranti, Giuseppe Vaccaro, Marco Corazza, Alfonso Somma, Marco Nobili, Massimo De Santis, Simona Senzacqua, Marco Frezza, Tommaso Petralia, Valerio Petralia
TRAMA
Teo è un uomo in fuga. Dal suo passato, dalla famiglia di origine, dai letti delle donne con cui passa la notte e da cui scivola fuori alle prime luci del giorno, dalle responsabilità. Il lavoro è l’unica cosa che veramente ama, fa il “creativo” per un’agenzia pubblicitaria e non stacca mai, tablet e cellulari lo tengono in perenne e compulsiva connessione con il mondo. Emma ha perso la vista a sedici anni, ma non ha lasciato che la sua vita precipitasse nel buio. O meglio, l’ha riacchiappata al volo, ha fatto a pugni con il suo handicap e l’ha accettato con la consapevolezza che ogni giorno è una battaglia. Fa l’osteopata e gira per la città col suo bastone bianco, autonoma e decisa. Si è da poco separata dal marito e Teo, brillante e scanzonato, sembra la persona giusta con cui concedersi una distrazione. Per Teo invece, tutto nasce per gioco e per scommessa, Emma è diversa da tutte le donne incontrate finora ed è attratto e impaurito dal suo mondo. Una ventata di leggerezza li sorprende, ma quel galleggiare in allegria bruscamente finisce. Ognuno torna alla propria vita, ma niente sarà più come prima.
La sfida che ha cercato Silvio Soldini – maturata dopo aver realizzato il documentario ‘Per altri occhi’ – era quella di raccontare un personaggio non vedente, la sua relazione con se stesso e con il mondo, senza cadere negli stereotipi. Soprattutto quello della compassione. Voleva fare un film che raccontasse in modo vero una donna la cui vita è condizionata dall’aver perso la vista, ma la cui vita non si esaurisce nell’essere cieca. Che ha certamente sofferto molto ma ha reagito con fierezza pazientemente e faticosamente costruita passo dopo passo, con l’aiuto dell’ironia e dell’interesse per gli altri. Le ha affiancato un personaggio maschile che al contrario di lei è superficiale, insicuro, svagato, adagiato nella convinzione di essere inadatto a prendersi cura, a rendersi responsabile nei confronti di altri. Non senza una storia personale di dolore e di reazione al dolore attraverso la chiusura con il passato e un bel tuffo nella leggerezza a oltranza. È bello il modo in cui, simmetricamente, il film inizia e finisce. (…) Difficile stabilire quanto Soldini abbia vinta la sfida. Nessuno che non conosca la menomazione di cui si parla può dirlo. Ma il racconto, sensibile e autentico, scorre fluido. I personaggi sono tratteggiati con tutte le sfumature al posto giusto (esemplare il rapporto tra Emma e la ragazzina anche lei non vedente, ma rabbiosa, cui dà lezioni di francese e di vita). Golino fornisce un’ulteriore prova di versatilità e aggiunge un personaggio di qualità alla sua ricca galleria. Teo è Adriano Giannini che si fa prendere per mano e si dimostra assolutamente all’altezza della prova. (La Repubblica)
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