Parliamo delle mie donne

Giovedì 19 ottobre 21.05parliamo
Sabato 21 ottobre 16.30-21.15

di Claude Lelouch
con Johnny Hallyday, Sandrine Bonnaire, Eddy Mitchell

Commedia Drammatico Romantico  (109 min.)
di Claude Lelouch
con Johnny Hallyday, Sandrine Bonnaire, Eddy Mitchell, Irène Jacob, Pauline Lefèvre, Sarah Kazemy, Jenna Thiam, Valérie Kaprisky, Isabelle de Hertogh, Rufus, Agnès Soral, Silvia Kahn, Antoine Duléry, Jean-François Dérec, Jacky Ido, Gilles Lemaire, Laurent Couson, Jérôme Cachon, Astrid Whettnall, Marie Micla, Stella Lelouch, Victor Meutelet, Rebecca (II), Tess Lauvergne, Noa Musa-Lelouch, Julie Nicolet, Dominique Pellissier, André Bibollet, Marie de Vathaire, Luc Poullain, Maud Simon
Jacques, fotografo di guerra di fama internazionale e padre assente, trascorre più tempo a prendersi cura della sua fotocamera che delle sue quattro figlie Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Trasferitosi da Parigi a Praz-sur-Arly, un paesino ai piedi del Monte Bianco, vuole trascorrere un felice riposo dal lavoro in una splendida baita nelle Alpi con la sua nuova compagna Nathalie. Jacques, però, sente di essere arrivato a un momento dove, per essere realmente appagato, ha bisogno di riconciliarsi con la sua famiglia e le sue quattro figlie, avute da donne differenti. Compito arduo, perché lui ha sempre preferito il lavoro agli affetti familiari. Così, il suo migliore amico Frédéric, spinto da una profonda e irrazionale amicizia, tenterà di farlo riconciliare con la famiglia attraverso una messinscena. Un’oscura menzogna che sconvolgerà la sua vita e quella delle persone intorno a lui, in quei giorni di apparente e festosa tranquillità.
Regia del sommo Claude Lelouch (…), che affida a un impassibile – suo malgrado – Hallyday onore e onere del portato autobiografico: il quasi 80enne cineasta di figlie ne ha avute sette da quattro compagne diverse, e questo ‘Parliamo delle mie donne’ (in originale ‘Salaud, on t’aime’, ovvero ‘Bastardo, ti amiamo’, 2014) suona autobiografico. È anche la sua prova migliore da anni a questa parte, sebbene lo scioglimento inconsulto parrebbe da addebitare a un colpo di calore o giù di lì. Bene gli interpreti (Bonnaire incantevole), vezzosa l’atmosfera femminile, e più non dimandate. (Il Fatto quotidiano)

Ci sono momenti caratteristici della commedia (i migliori), ma anche istantanee sentimentali e finale drammatico (il meno riuscito); in pratica, la cifra stilistica dell’ottantenne Lelouch. Che poi lo stesso autore si sia sposato quattro volte come il suo protagonista, con sette figli nati da cinque differenti compagne, fa sembrare il tutto molto autobiografico. I primi novanta, fluidi, minuti ti incollano allo schermo. Peccato per un epilogo deludente. In ogni caso, un bel vedere. (Il Giornale)

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